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DIRITTO SOCIETARIO
Compete anche al socio-amministratore di s.r.l. il diritto, previsto dall’art. 2476, secondo comma, c.c., di ricevere notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri e i documenti relativi alla gestione societaria compiuta dagli altri amministratori, cui egli non abbia in tutto o in parte partecipato. Questo è quanto stabilito dalla sentenza n. 2038/2018 della Suprema Corte di cassazione.

Segue il commento alla sentenza di Enrico E. Bonavera tratto da "Pluris" della Wolters Kluwer


Il caso e la soluzione

In una società a responsabilità limitata composta da quattro soci, tutti ricoprenti la qualità di amministratore, due di essi hanno esercitato l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli altri due amministratori. In particolare, gli attori hanno mosso ai convenuti, con riguardo a un contratto di locazione di immobile stipulato dalla società, quale locatore, in favore di un’associazione sportiva, quale conduttore, un addebito specifico consistente nell’avere omesso di attivarsi per riscuotere dal conduttore un ingente credito per canoni insoluti.

La Corte di merito ha ritenuto la responsabilità dei convenuti, avendo ravvisato nella suddetta condotta omissiva l’inadempimento di costoro e quantificato il danno nell’importo dei canoni non riscossi; e ha invece escluso la riferibilità di siffatta condotta omissiva ai due soci - amministratori attori, in ragione delle difficoltà ad essi frapposte dai soci - amministratori convenuti quanto all’esercizio del diritto d’ispezione.

In seguito al ricorso proposto dagli amministratori ritenuti responsabili, tale pronuncia è stata confermata dalla Suprema Corte con la sentenza in esame.



Impatti pratico-operativi

L’art. 2476 c.c. disciplina la responsabilità degli amministratori e il potere di controllo dei soci nella società a responsabilità limitata, così come, del resto, espressamente enunciato dalla rubrica della norma.

Rientra nell’ambito del potere di controllo sull’amministrazione affidato ai soci anche la legittimazione per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, concessa a “ciascun socio” (terzo comma), quale che ne sia la quota di partecipazione: in ciò, dunque, divergendo rispetto alla disciplina della società per azioni, nella quale l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità è consentito ai soli “soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa misura prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo” (cfr. art. 2393-bis, primo comma, c.c.).

Peraltro, anche se esercitata dal socio, si tratta pur sempre dell’azione sociale di responsabilità; e con essa coesiste (come nella società per azioni: cfr. art. 2395 c.c.) l’azione di responsabilità “spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti dolosi o colposi degli amministratori” (art. 2476, sesto comma, cit.).

La fattispecie di esercizio dell’azione sociale di responsabilità degli amministratori da parte del socio configura uno dei “casi espressamente previsti dalla legge” di sostituzione processuale, in cui eccezionalmente taluno “può far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui” (art. 81 cod. proc. civ.). Si ravvisa, in questa ipotesi, il litisconsorzio necessario della società, la quale deve essere chiamata a partecipare al giudizio: così come è avvenuto nella fattispecie su cui è intervenuta la sentenza in commento.

E proprio per il fatto che è la società – e non invece il socio che agisce – il soggetto titolare del diritto al risarcimento del danno, fatto valere dal socio, è ad essa che compete rinunciare o transigere al diritto e all’azione, nel rispetto delle condizioni poste dal quinto comma dell’art. 2476 cit..

La legittimazione concessa al socio, in via di sostituzione processuale, per l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità non esclude tuttavia che l’azione stessa possa essere esercitata direttamente dalla società titolare del diritto al risarcimento del danno. Si tratta, dunque, di una legittimazione processuale del socio concorrente con quella, ordinaria, della società, e non invece esclusiva.

Correlativamente, poiché è la società il soggetto titolare del diritto al risarcimento del danno, è ad essa che spetta il risultato positivo dell’azione: e ha dunque “diritto di regresso nei confronti degli amministratori” (art. 2476, quarto comma, cit.), sia pur con l’onere, ovvio, di rimborsare al socio, in caso di esito positivo dell’azione, le spese di giudizio e quelle sostenute per l’accertamento dei fatti. E, in effetti, la Corte di merito aveva condannato gli amministratori convenuti al risarcimento del danno in favore della società. Diversamente, in caso di esito negativo dell’azione, i relativi costi fanno carico al socio che se n’è assunto il rischio.

L’aspetto peculiare della fattispecie è che in essa l’azione di responsabilità è stata proposta da alcuni soci che erano altresì amministratori, evidentemente nel presupposto di essere esenti dalla responsabilità, attribuita invece in via esclusiva agli altri amministratori.

Il primo comma dell’art. 2476 cit. afferma, in linea di principio, la natura solidale della responsabilità degli amministratori verso la società per i “danni derivanti dall’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società”.

Se, tuttavia, tale è la regola (in senso, invero, del tutto analogo a quanto disposto per le società per azioni dall’art. 2392, primo comma, c.c.: in armonia, del resto, con il principio generale in materia di obbligazioni espresso dall’art. 1294 c.c.), il vincolo di solidarietà viene comunque meno nei confronti di quegli amministratori “che dimostrino di essere esenti da colpa” (art. 2476, primo comma, cit.).

In quest’ottica, la sentenza in commento ha rilevato che la sentenza di merito ha fatto corretta applicazione dei principi in tema di responsabilità solidale gestoria, in forza dei quali non è affatto escluso che, sebbene in astratto tutti gli amministratori siano responsabili del danno cagionato alla società, in concreto la responsabilità residui solo a carico di uno o taluno di essi; e che, così come nell'illecito civile, la graduazione interna delle responsabilità si operi in relazione all'apporto effettivo di ciascuno alla causazione dell'evento, anche sino ad escluderne interamente quella di alcuno.

In particolare, l’esclusione della responsabilità di taluno degli amministratori è in funzione della dimostrazione di essere esente da colpa, che costui abbia potuto fornire.

Nella fattispecie, l’inadempimento addebitato agli amministratori convenuti è consistito nella condotta omissiva, direttamente riferibile a uno degli amministratori convenuti, legale rappresentante della società, il quale non si era attivato per riscuotere un ingente credito di essa, derivante da un contratto di locazione, nei confronti di un’associazione sportiva; ed è risultato che di tale condotta omissiva fosse edotto anche il secondo amministratore convenuto: pare, poi, che i rapporti familiari non siano stati ininfluenti ai fini dell’accertamento delle rispettive responsabilità, atteso che i due amministratori convenuti e il legale rappresentante dell’associazione sportiva debitrice erano fratelli. Ed è invece emerso che i soci - amministratori attori erano stati tenuti nell’ignoranza di tale condotta omissiva, essendo stato, in particolare, negato ad essi l’esercizio del diritto d’ispezione sui documenti relativi all’amministrazione.

E’ proprio su questo specifico aspetto – in correlazione con la sopra accennata peculiarità della fattispecie – che s’incentra il principio di diritto affermato dalla sentenza in commento, riguardante l’ambito soggettivo del diritto d’ispezione e informazione sull’amministrazione, di cui al secondo comma dell’art. 2476 cit..

In effetti, nella fattispecie – come ricordato – i soci che hanno esercitato l’azione sociale di responsabilità erano altresì amministratori della società; e il secondo comma dell’art. 2476 cit. delimita il novero dei soggetti cui è concesso il diritto d’ispezione e d’informazione con riferimento ai “soci che non partecipano all’amministrazione”. La sentenza in commento ha tuttavia rilevato al riguardo che, se il legislatore ha sentito l'esigenza di attribuire espressamente al socio di s.r.l. il diritto di ispezione e di informazione sulle vicende e sulla documentazione societaria, ciò ha fatto in vista della natura personalistica del tipo, nonché dell'automatica appartenenza di tali diritti ai soci che abbiano pure la gestione sociale; con la conseguenza che ciò non esclude affatto – ma se mai conferma – che tanto meno potrà essere negato il diritto di ispezione e di informazione a questi ultimi, quale diritto-dovere costituente implicito portato delle prerogative della carica.

Sicché, anche al socio - amministratore di s.r.l. compete il diritto, previsto dall’art. 2476, secondo comma, cit., di ricevere notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri e i documenti relativi alla gestione societaria compiuta dagli altri amministratori, cui egli non abbia in tutto o in parte partecipato.

Sulla scorta di tali principi, la sentenza in commento ha rigettato il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza che aveva ritenuto la responsabilità degli amministratori convenuti.

Esito:

rigetta il ricorso.

Riferimenti normativi:

art. 2476, primo, secondo e terzo comma, c.c.

Cassazione civile, sez. I, sentenza 26 gennaio 2018, n. 2038

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